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Tuscania dalle Belle Fontane

di Anna Rita Properzi – Guida Turistica ed Ambientale Escursionistica

La Fontana delle Sette Cannelle o del Butinale

Una delle fontane più antiche della città si trova nel Terziere di Valle, chiamato così proprio perché era il più ricco di acqua ed era considerato il cuore della città.

Gli abitanti dei quartieri di Poggio e dei Castelli scendevano quotidianamente ritrovandosi presso le fonti del Leone, del Butinale e di Sant’Angelo per portare l’acqua nelle loro case. Percorrendo Via delle Sette Cannelle si giunge in una piazza chiamata Largo Sette Cannelle, in passato centro commerciale e fulcro della vita sociale della città. Proprio qui passava il tratto cittadino della Via Clodia, che si staccava dall’asse principale chiamato della Piastrella ed entrava in città.

Una porzione ben conservata di epoca romana la possiamo oggi ammirare in Via del Comune, riportata alla luce dopo i lavori di sistemazione post sisma.

La bella fontana che oggi si può ammirare fu realizzata nel 1309 come testimoniato dall’epigrafe in caratteri gotici, ancora ben conservata sul prospetto. Fu costruita per volere del Podestà Lorenzo di Guglielmo.

Sul prospetto della fontana campeggia la scritta SPQR (Il Senato ed il Popolo di Roma, non di Tuscania quindi) perché in questi anni Tuscania dovette tristemente fare atto di sottomissione al Comune di Roma fino al 1354. Non si sa come si siano svolti effettivamente gli eventi ma Tuscania nel 1300 si rifiutò di dare il proprio contributo nel fornire approvvigionamenti a Roma per l’arrivo dei pellegrini in occasione del Giubileo indetto da Bonifacio VIII. Fatto sta che a seguito di tale rifiuto, due senatori piombarono su Tuscania con un esercito e la conquistarono. Da questo momento Tuscania dovrà pagare un pesante pegno ogni anno.

Sul fronte ci sono anche stemmi di famiglie nobili locali e non che si adoperarono per le riparazioni e la manutenzione della preziosa fontana. I materiali con cui fu costruita sono tufo, nenfro e peperino. La fontana si compone di una lunga vasca decorata da 27 specchiature che per la sua forma lascia intuire la doppia funzione di abbeveratoio per animali e fontana per i passanti e la popolazione. Al di sopra della lunga vasca si possono vedere altrettante specchiature con i sette mascheroni da cui fuoriesce l’acqua proveniente da un “bottino” sotterraneo situato proprio sotto la piazza del Comune, oggi Piazza Basile. Per questo motivo in tutti gli antichi documenti è chiamata sempre Fonte del Butinale. La fistola centrale non esce da un mascherone, questo seppur molto rovinato rappresenta lo stemma di Tuscania con scudo e croce centrale. Il perché del numero sette resta ancora oggi una interessante curiosità non supportata da documenti.

Il Lavatoio nel Terziere di Valle

A due passi dalla Fontana delle Sette Cannelle, si trova il bellissimo lavatoio che fu recuperato e salvato dopo il sisma del 1971. Anche questo luogo testimonia la grande abbondanza d’acqua del quartiere di Valle. Il lavatoio era alimentato da una abbondantissima sorgente che scaturiva da un cunicolo scavato nel tufo.

Quando era ancora aperto e visitabile, chiudendo gli occhi si poteva provare ad immaginare le voci allegre delle donne impegnate a fare il bucato e a scambiarsi le ultime notizie cittadine. Possiamo dire che le fontane ed i lavatoi erano in senso buono i “social” del tempo. Lì la gente si incontrava per esigenze primarie e poteva scambiare chiacchiere ed informazioni.

Anche il lavatoio è parte della nostra storia, fu utilizzato dalle nostre nonne per lavare i panni fino agli anni ‘50.

La fontana del Belvedere o del Cardinale, nel Terziere dei Castelli

Si trova nel Terziere dei Castelli, uno degli ultimi quartieri della medievale Tuscania ad essere edificato e abitato. Qui si trasferirono molti degli ultimi abitanti dell’antichissimo quartiere della Civita dove sorse nell’XI secolo la Basilica di San Pietro che poi verrà abbandonato ed escluso dal circuito delle mura di cinta.

L’originario perimetro delle nostre belle mura era di cinque km, ma per motivi economici e di disponibilità di forze umane venne ridotto alla metà con un processo che inizia probabilmente già alla fine del 1300 e che si concluse nel 1400. Conseguenza di questo ridimensionamento fu anche il numero dei quartieri che da quattro diventano tre (Terzieri).

Nel 1619 gli allora amministratori di Tuscania misero mano alla realizzazione di un progetto più che mai necessario, la realizzazione del primo acquedotto che avrebbe dotato la città di acqua corrente. Considerato che il quartiere più ricco di acqua era quello di Valle e lì erano presenti molte fontane che utilizzavano acqua di sorgente, gli altri quartieri più alti come Poggio e Castelli ne soffrivano la mancanza. A questo punto con un ulteriore sforzo economico si pensò di abbellire le piazze con splendide fontane.

In questo periodo furono costruite le più belle e monumentali: Poggio, Montascide, Fontana di Palazzo Giannotti in Largo Indipendenza ed altre di cui vi parlerò in seguito.

La fontana del Belvedere o del Cardinale che vediamo oggi fu però costruita nel 1862 in sostituzione della più antica di cui purtroppo non abbiamo notizie. E’ una struttura molto elegante dall’aspetto sia monumentale che decorativo. Al contrario delle altre fontane citate questa fu realizzata utilizzando peperino viterbese e non il caldo nenfro delle nostre cave. Osservate bene la colonna centrale e vedrete che ci sono due stemmi uno con la croce che rappresenta l’emblema di Tuscania e l’altro con la scritta S.P.Q.T (Il Senato e il Popolo di Tuscania) intercalati da due foglie di acanto scolpite.

Fontana di Sant’Angelo, nel Terziere di Valle

La fonte di Sant’Angelo si trova nel Terziere di Valle, nei pressi dell’attuale mattatoio. Questa zona della città come già detto nella prima puntata, era ricchissima di acqua.

Ancora oggi non lontano dall’ex Convento di San Francesco, c’è una sorgente d’acqua con i ruderi di un mulino. Qui sono documentate nel medioevo moltissime concerie dove venivano lavorate le pelli e colorati i tessuti, attività per le quali era necessaria molta acqua.

La Fonte di Sant’Angelo deve il nome ad una antica chiesa andata distrutta nel medioevo e dedicata a San Michele Arcangelo. L’acqua proviene da una sorgente sotto il colle di San Pietro, ed era considerata “Perfettissima” tanto che era utilizzata per scopi terapeutici. Veniva chiamata anche “fonte del pretore” perché i vari pretori che amministravano la giustizia e che venivano a Tuscania da fuori, si fermavano a prelevare l’acqua per portarla nelle loro case.

L’architettura della fontana è molto semplice: un grande muro di sostegno ai piedi del quale sgorga l’acqua raccolta in una piccolissima vasca di nenfro. Sopra la fontanella c’è una nicchia oggi vuota e forse in passato doveva esserci una statua o un’immagine sacra. Oggi la fontana offre a chi cammina in questa stradina i colori dei mosaici realizzati dall’artista Maurizio Rocchi.

Nel mosaico di sinistra sono rappresentate le fasi lunari, fiumi e torrenti che scorrono nel territorio di Tuscania. Nel mosaico a destra invece si riconosce lo stemma di Tuscania, un arco, un ramo di olivo e una vela ed ancora l’acqua elemento vitale.

Fontana del Pigno nel Colle di San Pietro

Un’altra fontana itinerante a Tuscania. La bella fontana che oggi ammiriamo salendo sul colle di San Pietro e che un tempo ci ripagava della fatica con la sua acqua fresca quando era potabile, fu realizzata sempre nei primi anni del 1600 ma per un altro luogo molto speciale. Bisogna dire che, pur essendo bellissima è una fontana fuori contesto.

Molti visitatori dopo aver ammirato la Basilica ed il colle di San Pietro non possono non notare i numerosi secoli che intercorrono tra le strutture romaniche della chiesa, dell’antico palazzo vescovile e la fontana barocca.

Come è finita sul colle di San Pietro?
La prima collocazione era nel convento francescano di Santa Maria del Riposo. Splendida opera tardo rinascimentale che fu portata a termine con il contributo del Comune di Tuscania e di molte famiglie nobili della città tra cui i Pocci e i Fani i cui stemmi si possono ammirare nei capitelli delle colonne del chiostro.

I frati zoccolanti o osservanti come venivano chiamati, si erano separati dai fratelli che occupavano il convento di San Francesco in largo della Pace, per seguire in modo più ferreo la Regola Francescana, visto che i fratelli avevano accettato molti lasciti e donazioni abbandonando quindi sorella povertà.

I frati fecero realizzare per l’ampio spazio che si trova dietro alla chiesa e all’attuale museo questa grande fontana. Un tempo l’area era coltivata dai frati che restarono nel convento fino alla fine del 1800.
In questo spazio verde c’è un gigantesco pino domestico che ha dato il nome all’area e alla fontana. Dopo che i frati se ne andarono definitivamente da Tuscania gli orti vennero abbandonati e la fontana coperta dai rovi, fu dimenticata da tutti.

Negli anni Sessanta il sindaco Pericle Scriboni, ritenendola bella ed utile la fece smontare e posizionare sul colle di San Pietro dove oggi possiamo goderne. L’intento del sindaco fu sicuramente apprezzato da molti visitatori che fino a qualche anno fa potevano rinfrescarsi con la sua acqua nelle giornate calde.

Il prospetto di questa fontana segue i canoni barocchi con le volute laterali e simmetriche. Le spirali delle due decorazioni sono arricchite da festoni e un tempo al centro la fontana era sormontata da un leone

Fontana di Sant’Antonio in Piazza Italia

La fontana di Sant’Antonio oggi in Piazza Italia “si è spostata” ben tre volte. Fu realizzata nei primi anni del 1600, tutto ebbe origine nell’area chiamata Campo della Fiera o Prataccio, fuori dalle mura della città più o meno dove oggi si trovano il giardino pubblico e le scuole elementari.

La fontana veniva molto usata dai pastori per far bere le loro greggi durante la transumanza, in quanto la sua acqua alimentava un lungo e bellissimo abbeveratoio, come se ne vedono ancora nelle antiche vie.
Tuscania era una tappa importante durante il viaggio dei pastori dagli appennini verso i pascoli delle nostre fertili pianure costiere. A Tuscania i pastori si fermavano appunto nell’area del Prataccio, pagavano il pedaggio alla Dogana Pontificia, e si recavano al Santuario della Madonna del Riposo, per ringraziare la vergine della sua protezione lungo il viaggio, con doni e preghiere.

Cambiano i tempi e cambia l’urbanizzazione extra muraria di Tuscania: la fontana dovrà cambiare destinazione. Qualcuno ricorderà di averla vista appoggiata alle mura accanto alla Porta di Poggio. Dopo il terremoto del 1971 venne di nuovo smontata e rimontata pazientemente in Piazza Italia dove si trova ancora oggi, in una collocazione che ne valorizza la bellezza.
La fontana ha un raffinato prospetto, con al centro lo stemma della città e sotto nel secondo riquadro ci sono due mascheroni posti sui lati, che versano acqua nella vasca rettangolare anche questa decorata elegantemente

La fontana del Cavaglione o fontana Secca nel Terziere di Valle

Un’altra bella fontana che arricchisce il Terziere di Valle, quartiere molto ricco di acqua e di sorgenti. La fontana si trova lungo un bel percorso che collega via del Rivellino al Monastero di San Paolo (delle Clarisse), quindi il Terziere di Valle al più alto Terziere dei Castelli.

Anche questa fontana fu progettata agli inizi del 1600 dopo la costruzione del primo acquedotto. È stata realizzata con un bellissimo nenfro rosa tipico della nostra cava delle Pietrare, citata anche per l’estrazione dei blocchi utilizzati per la monumentale fontana di Poggio.
E’ formata da una vasca con profilo sagomato in tipico stile barocco, che ricorda molto il gusto della più monumentale fontana di Poggio Fiorentino. Sopra il bacino, nella parete a cui è addossata, troviamo lo stemma del Comune di Tuscania ed in basso l’acqua esce sulla sinistra, da una scultura a forma di testa di leone.

Tutti i tuscanesi la conoscono come “Fontana Secca” perché per molto tempo rimase senza acqua. Quando era funzionante, la sua copiosa acqua non andava sprecata e veniva riciclata per irrigare gli orti vicini, passando attraverso cunicoli e condotti sotto via del Rivellino.

La fontana Giannotti a Largo Indipendenza, nel Terziere di Poggio Fiorentino

Fu realizzata nel 1628 per abbellire il cortile di Palazzo Giannotti in occasione del matrimonio di Marco Antonio Giannotti, figlio di Francesco Giannotti, avvocato romano e primo storico della città.

In tempi recenti fu smontata e posta nella piazza dove oggi si trova a ridosso di un palazzo in stile liberty. Alla base della fontana in basso a sinistra si vede la data del 1628 scolpita sulla pietra.

Fontana di Poggio Fiorentino, nel Terziere di Poggio Fiorentino

Il 20 maggio 1619 fu dato l’appalto per la costruzione della fontana del Duomo a Mastro Antonio di Michelangelo da Cortona. La prima cosa che fece Mastro Antonio fu quella di cercare nei dintorni di Tuscania una buona cava di pietra e scelse quella della Petrara.

Non sappiamo chi abbia lavorato e scolpito il piedistallo, i tritoni, i conci, le colonnine; conosciamo però chi lavorò la grande vasca: Pompilio Rosi. Cavare la pietra e lavorare la vasca in un unico blocco fu un lavoro improbo, ma ancora più difficile fu trasportarla a Tuscania. Fu fatto venire da Viterbo un carro speciale a quattro ruote e quando fu tutto pronto il carro cigolando e crosciando si mosse e ci vollero tre giorni per arrivare a destinazione con gli operai che davanti spianavano la strada.
Durante il tragitto l’assale principale del carro si ruppe e – ce lo dicono le delibere – fu un falegname di Firenze, un certo Mastro Gherardi a rifarlo e costò nientemeno che uno scudo.

Una volta portata la grande vasca sulla Piazza del Duomo, i lavori non andarono per le lunghe, perché il 15 giugno 1622, dopo che due scalpellini romani, Mastro Bartolomeo Vitali e Paolo Fasoli, ebbero verificato la bontà dei lavori, alla presenza del Vice Legato e di tutto il popolo ci fu l’inaugurazione. Dallo zampillo centrale e dai sette zampilli disposti in cerchio l’acqua eruppe festosa e ricadde sulla vaschetta e si rovesciò rumoreggiante nella vasca sottostante formando “candide, mobili, soffici, tremule stalattiti dai riflessi argentei ai raggi del sole” mentre le Sirene da una tromba sorretta dalle braccia (che oggi non hanno più, poverine!) gettavano in alto quattro zampilli che cadevano nella vaschetta superiore.

Non si ha nessuna certezza dell’ideatore della fontana. Il Bramante come comunemente si crede non poteva esserne il progettista. Era già morto da un secolo quando a Tuscania si cominciò a ventilare l’idea dell’acquedotto.

E’ strano come nei registri contabili dell’epoca, così esatti, precisi e circostanziati, dove non si trascurava di fare menzione perfino di colore che prestavano i più umili servizi, riscuotendo compensi non ci sia, o almeno non venga ufficialmente precisato, il nome di chi aveva progettato la fontana, al quale sarà stato dato per forza un compenso.
Per le caratteristiche stesse di quei registri, essendo inammissibile una tale omissione, dobbiamo arguire che l’ideatore della fontana fu lo stesso Mastro Antonio di Michelangelo, scalpellino, perché spesso a quel tempo l’esecutore materiale di un’opera ne era anche e spesso l’ideatore e il progettista.

Fontana di Montascide, nel Terziere dei Castelli

Nella bella Piazza Mazzini si incontra la monumentale fontana di Montascide o di San Marco, realizzata probabilmente dagli stessi scalpellini che lavorarono alla monumentale fontana di Poggio nel primo ventennio del XVII secolo.

La fontana si trova addossata ad un palazzo in una posizione diversa rispetto a quella originaria. Fu realizzata a decorazione di un palazzo che occupava lo spazio dell’attuale piazza Mazzini creando una biforcazione e che fu demolito nel XVIII secolo. La fontana venne quindi smontata e posizionato dove oggi la si ammira con una leggera rotazione verso sinistra che permette a chi sale dall’attuale via Cavour di goderne la bellezza.

Ha le caratteristiche delle fontane barocche del periodo con vasca a conchiglia e grandi festoni e volute come si possono ammirare anche nella fontana del Pigno e nella Fontana Giannotti. Come le altre già descritte anche questa monumentale fontana cambiò luogo ma non lontano dalla sua precedente destinazione.