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Abbazia di San Giusto

L’Abbazia di San Giusto a Tuscania è il monastero tra i più prestigiosi della zona. Situato a circa 4 km dal centro storico di Tuscania, percorrendo la strada dell’Olivo e nascosta in fondo ad una valle. Le notizie in base alle quali è possibile ricostruire la storia di questa abbazia sono scarse e frammentarie.

Il primo documento, con data certa in cui troviamo nominata una eccelesiam sante Iuste…in finibus castri Tuscani, è un diploma dell’imperatore Ottone I risalente all’anno 967.

Le fonti scritte non ci forniscono altre indicazioni fino al 1146 quando il monastero viene occupato dai monaci appartenenti all’Ordine Cistercense provenienti dall’Abbazia di Fonte vivo, nei pressi di Parma, i quali vi istituirono una filiazione, Fontis vivi figlia unica S. Justus fuit, restaurando ed ampliando le strutture già presenti.

La vita dei nuovi monaci cistercensi, nel corso dei primi anni del loro insediamento a San Giusto, è caratterizzata dalla tendenza all’austerità, alla semplicità e all’osservazione dei dettami della Regola e Papa Alessandro III, nel 1178, concede al loro abate Donato il diritto di gestire autonomamente il patrimonio in dotazione e il godimento della protezione apostolica.

Questo rigore, tuttavia, in seguito viene meno e nel 1194 il Capitolo Generale di Citeaux prese in esame la condotta irregolare del nuovo abate di San Giusto, il quale aveva ottenuto la carica qualche anno prima, ma non aveva ottenuto la benedizione prescritta dalla Regola.

Nel 1202 l’abate di San Giusto viene richiamato da parte del Capitolo Generale perché, secondo alcune testimonianze, dopo aver celebrato la messa sarebbe andato a mangiar carne e nel refettorio, avrebbe fatto il bagno e infine sarebbe uscito dal monastero senza abito monacale.

Situazione che costringe la casa-madre di Fontevivo, non potendo esercitare un controllo apprezzabile su San Giusto, a chiedere ed ottenere da Papa Onorio lIl, nel 1217, di essere sollevata da ogni compito di sorveglianza e San Giusto viene perciò assegnata all’abbazia di Casamari.

Nel 1255 le cattive condizioni finanziarie di San Giusto costrinsero papa Alessandro VI ad affidare l’abbazia al controllo del monastero di
San Anastasio ad Aquas Salvias presso Roma (le Tre Fontane), nel tentativo di risollevarne le sorti finanziarie. Operazione, questa, che al monastero romano non riuscì tanto che, nel 1314, Paolo da Toscanella, frate del Monastero di S. Anastasio, per poter estinguere i debiti del monastero di San Giusto è costretto a vendere due case di proprietà del l’abbazia di cui una posta in contrada del Monte (l’attuale collina con i ruderi del Rivellino) e l’altra in contrada Sant’Andrea.

Nonostante gli sforzi, nel 1460 l’abbazia viene definitivamente sciolta e le sue dipendenze aggregate alla Mensa Vescovile di Tuscania. Successivamente fu venduta e usata come ricovero per animali accelerando, cosi, un processo di degrado che si è interrotto solamente alla fine del XX secolo, quando I’attuale proprietà ha avviato un progetto i restauro ricostruttivo.

Gi interventi, attualmente ancora in corso, hanno permesso di ripristinare gli antichi ambienti del complesso monastico.